I pacchi dono degli studenti del Lagrange per le famiglie povere del quartiere Comasina

Un aiuto alle famiglie bisognose del quartiere Comasina arriva dagli studenti dell’Istituto Lagrange, che riunisce liceo scientifico, Itis e alberghiero. Prima dell’arrivo del Covid, la Caritas locale seguiva, distribuendo il suo pacco alimentare, circa 90 famiglie. Il numero, con la pandemia, è drammaticamente raddoppiato, arrivando a 180. Occorreva, quindi, un maggior numero di donatori. La notizia è arrivata a una professoressa dell’Istituto Lagrange, Piercarla Gazzaniga Agradi, che ha coinvolto il preside, Federico Militante, e i colleghi.

È partita così una raccolta urgente di alimenti, ma anche di altri generi di prima necessità a cui hanno partecipato con grande entusiasmo gli studenti di tutti gli indirizzi della scuola. In particolare, gli allievi del corso alberghiero, che anche durante la pandemia continuano a frequentare in presenza i laboratori. All’istituto sono arrivate decine di bottiglie d’olio e pacchi di pasta e scatolame, ma anche detersivi, prodotti per l’igiene e pannolini per i piccoli. E, ancora, tutto il necessario per festeggiare: dai giocattoli per i bambini ai panettoni, dallo spumante ai dolcetti. Tutto il materiale è stato consegnato a Marco Mauri, responsabile della Caritas della Parrocchia San Bernardo alla Comasina, dai rappresentanti degli studenti, che si sono presentati a scuola con indosso la divisa di ciascun corso di studi (dall’alberghiero allo sportivo).

«Nei momenti di difficoltà bisogna saper guardare oltre - spiega il preside Federico Militante -. Fin dal primo giorno di emergenza abbiamo scelto di reinventarci in favore di un bene più grande: l’assistenza e l’aiuto agli studenti. La nostra scuola, anche nei momenti più bui, ha scelto di non chiudere e, sempre in ottemperanza delle disposizioni vigenti, ha permesso di continuare a studiare e a costruire il proprio futuro attraverso laboratori didattici in presenza, fondamentali per la completa formazione didattica. È stata offerta la possibilità di venire in classe anche agli studenti con bisogni educativi speciali e a quelli i cui genitori sono occupati nel settore della Sanità, cercando di aiutare concretamente nelle situazioni di maggior difficoltà». Poi è arrivata questa iniziativa solidale, con cui «la scuola si apre al territorio, prende coscienza delle situazioni di difficoltà e si comporta, per quanto può, in modo da promuovere il benessere dell’altro. Questo atteggiamento non è forse far calare lo studio dell’educazione civica nella realtà e nella vita di ogni giorno?».

Giovanna Maria Fagnani